Farmacovigilanza
Comunicato stampa dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in merito alle raccomandazioni d’uso nei neonati di medicinali e dispositivi medici contenenti clorexidina per uso cutaneo.
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In data 11/11/2014, l'AIFA, in accordo con l'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), ha emanato una nota informativa in merito alle raccomandazioni d'uso nei neonati di medicinali e dispositivi medici contenenti clorexidina in soluzione per uso cutaneo, al fine di ridurre il rischio di lesioni da ustione chimica.
La clorexidina è un disinfettante chimico ad azione antisettica e ampio spettro d'azione nei confronti di microrganismi Gram-positivi, in minor misura di Gram-negativi e verso i miceti. Agisce, in particolare, anche contro alcune specie di Pseudomonas, Proteus e alcuni virus. A temperatura ambiente è inattivo nei confronti delle spore batteriche ed è efficace anche in presenza di saponi, sangue e pus, sebbene la sua attività possa risultare ridotta. La clorexidina, inoltre, è più attiva a pH neutro o leggermente acido e ha un'azione di tipo battericida, in quanto agisce sulla permeabilità della membrana cellulare, alterandone la struttura proteica; ciò provoca la lisi della cellula batterica o del miceto. È indicata per la disinfezione e pulizia della cute anche in caso di ferite, abrasioni ed escoriazioni e nella disinfezione di presidi medico-chirurgici.
Il rischio di ustioni in seguito all'uso di clorexidina è stato riportato anche in letteratura. Uno studio, infatti, ha valutato l'uso della clorexidina per la sterilizzazione del cordone ombelicale in neonati sottopeso, evidenziando la comparsa di due casi di ustioni cutanee localizzati nella zona trattata [1].
Un ulteriore studio ha sottolineato il rischio associato all'utilizzo di soluzioni acquose a base di clorexidina in bambini al di sotto dei due mesi di vita, sottolineando la necessità di monitorare i pazienti in trattamento [2]. Sulla base di tali evidenze, il Pharmacovigilance Risk Assessment Commitee (PRAC), in accordo con il Comitato Pediatrico (PDCO), ha raccomandato nei neonati, in particolare quelli nati prematuramente, l'uso di clorexidina al dosaggio più basso, di evitare che la soluzione si accumuli nelle pieghe cutanee o sulle lenzuola o su altro materiale a diretto contatto con il paziente e di monitorare i neonati al fine di gestire precocemente l'insorgenza di eventuali eventi avversi. A tal proposito, l'AIFA, seguendo le raccomandazioni del PRAC, ha richiesto ai titolari dell'Autorizzazione all'Immissione in Commercio (AIC) dei farmaci a base di clorexidina (soluzione cutanea) di aggiornare il Riassunto Caratteristiche del Prodotto (RCP) e il Foglietto Illustrativo (FI). Verrà riportata, inoltre, sulla confezione esterna, la seguente avvertenza "Usare con cautela nei neonati, soprattutto quelli nati prematuramente. può provocare ustioni chimiche".
Siti di riferimento:
http://www.agenziafarmaco.gov.it/
http://www.ema.europa.eu/ema/
Bibliografia
1. Kutsch J, Ottinger D. Neonatal skin and chlorhexidine: a burning experience. Neonatal Netw. 2014;33:19-23.
2. Lashkari HP, Chow P, Godambe S. Aqueous 2% chlorhexidine-induced chemical burns in an extremely premature infant. Arch Dis Child Fetal Neonatal Ed. 2012;97:F64.
Comunicato stampa dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sull’importanza di una corretta preparazione e somministrazione del farmaco Olimel® (soluzione per nutrizione parenterale).
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In data 03/11/2014, l’AIFA, in accordo con l’azienda Baxter, ha emanato un comunicato sull’importanza di una corretta preparazione e somministrazione del farmaco Olimel®, al fine di ridurre il rischio di errore terapeutico.
Olimel® comprende una vasta gamma di prodotti a base di macronutrienti (glucosio, aminoacidi e lipidi) e per alcune formulazioni anche di elettroliti, indicati per la nutrizione parenterale in adulti e bambini a partire dai 2 anni d’età, quando risulta controindicata la via di somministrazione enterale. Olimel® si presenta come una sacca a tre camere, una per ogni macronutriente, che deve essere accuratamente miscelata prima della somministrazione, al fine di ottenere una soluzione limpida e omogenea. Nel riassunto caratteristiche del Prodotto (RCP) è stato riportato che la maggior parte degli eventi avversi è associata a un non corretto utilizzo del farmaco, come in caso di sovradosaggio o eccessiva velocità d’infusione. Tra gli eventi avversi configurano soprattutto reazioni da infusione che si manifestano con segni e sintomi quali sudorazione, febbre, brividi, mal di testa, eruzione cutanea e dispnea. La percentuale di errori terapeutici con la nutrizione parenterale è stata confrontata, in letteratura, con la percentuale di errori correlati ad altri farmaci e il confronto non ha evidenziato differenze apprezzabili. I principali errori emersi sono stati correlati a problemi nella preparazione della formulazione e nella sua somministrazione, mentre in minor misura a errori nella prescrizione. In Italia, inoltre, diverse sono state le segnalazioni sull’uso di Olimel® e l’errore terapeutico, causato principalmente da una non omogenea miscelazione del contenuto delle tre camere della sacca, eccessiva velocità d’infusione o incorretta via di somministrazione, ha comportato l’insorgenza di iperglicemia e reazioni al sito d’iniezione. A tal proposito, l’AIFA ha ritenuto opportuno ribadire che le informazioni relative alle istruzioni per la somministrazione e preparazione del farmaco devono essere eseguite attentamente per prevenire errori terapeutici. Sottolinea, inoltre, che tutte le formulazioni di Olimel® devono essere somministrate per via endovenosa centrale e che, solo Olimel periferico N4E, in virtù della sua osmolarità (760 mosm/l), può essere somministrato per via endovenosa periferica.
Bibliografia:
Sacks GS, Rough S, Kudsk KA. Frequency and severity of harm of medication errors related to the parenteral nutrition process in a large university teachinghospital. Pharmacotherapy. 2009;29:966-74.
Siti di riferimento:
http://www.agenziafarmaco.gov.it/
http://www.ema.europa.eu/ema/
Comunicato stampa dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che raccomanda ulteriori misure per minimizzare il rischio di ostruzione dei vasi sanguigni durante l’assunzione di Iclusig® (ponatinib).
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In data 24/10/2014, l’AIFA, in accordo con l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), ha emanato una nota informativa relativamente alla revisione del rapporto rischio/beneficio di Iclusig® (ponatinib), un farmaco indicato nel trattamento della leucemia, con lo scopo di rafforzare le avvertenze nel riassunto delle caratteristiche del prodotto (RCP) e nel foglietto illustrativo in merito al rischio di formazione di coaguli e conseguente ostruzione dei vasi sanguigni.
Il ponatinib è un chemioterapico indicato nel trattamento della leucemia mieloide cronica (CML) e della leucemia linfoblastica acuta (ALL) con positività al “Cromosoma-Philadelphia” (Ph+). L’uso è particolarmente indicato nei pazienti che non rispondono o che non tollerano dasatinib e nilotinib (farmaci appartenenti alla stessa classe) e per i quali il successivo trattamento con imatinib (terza linea di trattamento) non è considerato opportuno. Il ponatinibè indicato, inoltre, nel trattamento delle suddette leucemie in pazienti con mutazione genetica 'T315I ', che li rende resistenti al trattamento con gli altri farmaci della stessa classe. Si tratta di un anticorpo monoclonale appartenente alla famiglia degli inibitori delle tirosin-chinasi il cui meccanismo d’azione prevede il blocco della tirosin-chinasi Bcr-Abl, presente sulla superficie delle cellule leucemiche e coinvolta nella stimolazione della replicazione cellulare incontrollata. Il blocco di Bcr-Abl riduce la crescita e la diffusione delle cellule leucemiche.
I primi studi relativi all’aumentato rischio di tromboembolismo sono stati avviati dalla Food and Drug Administration (FDA) l’11/10/2013 e i dati ottenuti hanno evidenziato un aumentata incidenza di tali eventi avversi. In particolare, negli studi clinici pre-marketing il tasso di incidenza di eventi tromboembolici arteriosi e venosi era rispettivamente dell’8% e del 3%, mentre dati provenienti da studi clinici post-marketing hanno evidenziato un tasso di incidenza del 20 % per entrambe le tipologie di eventi [1]. Inoltre, risultati analoghi sono stati evidenziati in uno studio clinico di fase 2 in cui il ponatinib era somministrato a pazienti con leucemia e positività al Cromosoma-Philadelphia [2,3].
Alla luce di tali dati, il Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (PRAC), ai sensi dell'articolo 20 del regolamento (CE) n. 726/2004 e su richiesta della Commissione europea, dal 27/11/2013 ha avviato una revisione relativamente alla natura, frequenza, potenziale meccanismo e gravità di tali eventi avversi. Nel corso delle operazioni di revisione, il PRAC ha richiesto anche la consulenza di un gruppo di esperti in oncologia prima di finalizzare le sue raccomandazioni, che sono state approvate, infine, dal Comitato dell'Agenzia per i medicinali per uso umano (CHMP).
Sulla base di quanto emerso da tale revisione, il CHMP ha ribadito che:
· i pazienti trattati con Iclusig® potrebbero avere un aumentato rischio di sviluppare coaguli e ostruzioni dei vasi sanguigni, che possono portare a gravi conseguenze come ad esempio infarti del miocardio o ictus;
· il rapporto rischio/beneficio di Iclusig® resta a favore del beneficio in tutte le indicazioni autorizzate e la dose iniziale raccomandata è di 45 mg al giorno;
· è necessario valutare la funzionalità cardiovascolare del paziente prima di iniziare la terapia con Iclusig® e monitoralo regolarmente anche durante il trattamento;
· il trattamento con Iclusig® deve essere interrotto se non si è verificata una remissione completa entro tre mesi, considerando la possibilità di effettuare modifiche al regime posologico o eventuali interruzioni del trattamento farmacologico (temporanee o permanenti) per gestire la tossicità;
· tenuto conto che l’associazione causale rischio di eventi tromboembolici – dosaggio di Iclusig® è attualmente dibattuto, poiché non è chiaramente dimostrato che a una riduzione del dosaggio si associ una riduzione del rischio tromboembolico, è opportuno prestare particolare cautela nell’apportare modifiche nel dosaggio in modo da non incorrere in un’inefficacia terapeutica;
· sono stati inclusi nell’RCP dati di sicurezza ed efficacia riguardanti la riduzione della dose subito dopo aver raggiunto la risposta citogenetica maggiore in pazienti con LMC in fase cronica, per fornire informazioni al medico prescrittore sul rapporto beneficio-rischio di Iclusig® in caso di riduzione della dose;
· la ditta che commercializza Iclusig® fornirà agli operatori sanitari un materiale informativo che evidenzia i casi per il quale è raccomandato il monitoraggio e/o l’aggiustamento del regime posologico, inclusi gli eventi tromboembolici;
· è previsto uno studio dose-ranging per chiarire se basse dosi del farmaco Iclusig® potrebbero contribuire a una riduzione del rischio di tromboembolismo, nei pazienti con LMC in fase cronica, pur garantendo un efficacia farmacologica.
L'opinione del CHMP è stata trasmessa alla Commissione Europea, che emetterà una decisione definitiva.
Siti di riferimento:
http://www.agenziafarmaco.gov.it/
http://www.ema.europa.eu/ema/
Bibliografia
1 1.U.S. Food and Drug Administration (FDA): Iclusig (Ponatinib): Drug Safety Communication - Increased Reports Of Serious Blood Clots In Arteries And Veins. U.S. Food and Drug Administration (FDA). Silver Spring, MD. 2013.
2. Hoy SM. Ponatinib: a review of its use in adults with chronic myeloid leukaemia or Philadelphia chromosome-positive acute lymphoblastic leukaemia.Drugs. 2014;74:793-806.
3. 3. Cortes JE, Kim DW, Pinilla-Ibarz J, le Coutre P, at all.A phase 2 trial of ponatinib in Philadelphia chromosome-positive leukemias. N Engl J Med. 2013; 369:1783-96.
Comunicato stampa dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) relativamente alle condizioni di utilizzo di Corlentor/Procoralan® (ivabradina) nel trattamento sintomatico dell’angina al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di bradicardia e infarto del mio
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In data 07/11/2014, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in accordo con EMA, ha emanato una nota informativa relativamente alle nuove raccomandazioni d’uso fornite dal Comitato per la Valutazione dei Rischi in Farmacovigilanza (PRAC) per il farmaco ivabradina, a seguito dell’aumentato rischio d’insorgenza di eventi avversi cardiovascolari tra cui bradicardia, fibrillazione atriale e infarto del miocardio non fatale in pazienti con angina sintomatica senza insufficienza cardiaca in trattamento con Corlentor/Procoralan®. L’ivabradina è un farmaco che ha un attività cronotropa negativa, inibendo in maniera selettiva e specifica la corrente pacemaker cardiaca If, che controlla la depolarizzazione diastolica spontanea e regola la frequenza cardiaca. Gli effetti cardiaci sono specifici per il nodo senoatriale senza effetti sui tempi di conduzione intra-atriale, atrioventricolare o intraventricolare, né sulla contrattilità miocardica né sulla ripolarizzazione ventricolare. L’azione cronotropa negativa, in particolare, risulta dose dipendente. L’efficacia antianginosa e anti-ischemica dell’ivabradina è stata valutata in cinque studi clinici, randomizzati, in doppio cieco (tre versus placebo, uno versus atenololo e uno versus amlodipina) [1]. Le reazioni avverse più comunemente osservate in corso di trattamento con ivabradina sono i fosfeni e la bradicardia, che sono dose-dipendenti e correlati al meccanismo d’azione farmacologico dell’ivabradina (eventi avversi di tipo A secondo la classificazione di Rawlins e Thompson). L’insorgenza di fosfeni, in particolare, è legata alla sua capacità di interagire e alterare le correnti Ih presenti nella retina. Questi canali intervengono nel processo di risoluzione temporale della funzionalità visiva, riducendo la risposta retinica agli stimoli luminosi intensi. In alcune circostanze scatenanti (ad es. rapidi cambiamenti della luminosità), una parziale inibizione di Ih da parte dell’ivabradina è alla base dei fenomeni luminosi che possono essere occasionalmente riferiti dai pazienti. La bradicardia, invece, è stata riferita dal 3,3% dei pazienti, soprattutto durante i primi 2-3 mesi di trattamento [1,2]. Le raccomandazioni fornite dal PRAC si basano sui dati relativi alla tossicità cardiovascolare dell’ivabradina emersi da un’analisi preliminare dei dati ottenuti dallo studio SIGNIFY (Study assessInG the morbidity–mortality beNefits of the If inhibitor ivabradine in patients with coronarY artery disease), un trials che ha valutato la riduzione della mortalità nei pazienti con arteriopatia coronarica cronica, senza segni clinici di scompenso cardiaco, trattati con ivabradina 10 mg/b.i.d. rispetto ai pazienti trattati alle dosi di 7,5 mg/b.i.d. A riguardo, il PRAC ha osservato che, nonostante gli eventi cardiovascolari siano insorti in pazienti che avevano ricevuto una dose superiore alla dose giornaliera massima autorizzata (10 mg/b.i.d. rispetto a 7,5 mg/b.i.d), tali eventi non possono essere completamente spiegati dal solo regime posologico. Tenuto conto di ciò il PRAC ha formulato le seguenti raccomandazioni:
- monitorare la frequenza cardiaca a riposo prima di iniziare il trattamento con Corlentor/Procoralan® o in caso di variazioni della posologia;
- il dosaggio con il quale iniziare il trattamento con Corlentor/Procoralan® non deve superare i 5 mg b.i.d. e la dose massima giornaliera non deve eccedere i 7.5 mg b.i.d.;
- monitorare attentamente la possibile insorgenza di fibrillazione atriale;
- utilizzare Corlentor/Procoralan® solo come sintomatico per alleviare i sintomi nell’angina, in quanto i dati attualmente disponibili non permettono di dimostrare una riduzione del rischio di infarto o della mortalità da accidenti cardiovascolari.
Il PRAC ha inoltre fornito raccomandazioni relativamente alle condizioni in cui il trattamento con Corlentor/Procoralan® deve essere sospeso e sulle possibili associazioni farmacologiche. Corlentor/Procoralan® ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio valida in tutta l’Europa il 25 Ottobre 2005. Le procedure di rivalutazione relative al rischio cardiovascolare di questi farmaci sono state avviate l’8 Maggio 2014 su richiesta della Commissione Europea ai sensi dell’articolo 20 del Regolamento (CE) No 726/2004. La rivalutazione è stata effettuata dal PRAC che trasmetterà le proprie raccomandazioni al Comitato per i Prodotti Medicinali ad Uso Umano (CHMP), responsabile delle questioni concernenti i medicinali per uso umano, che adotterà il parere definitivo dell’Agenzia.
Siti di riferimento
http://www.agenziafarmaco.gov.it/it
Bibliografia
[1] Riassunto Delle Caratteristiche Del Prodotto - Corlentor 5 mg compresse rivestite con film.
[2] Savelieva I, Camm AJ. I f inhibition with ivabradine: electrophysiological effects and safety. Drug Saf. 2008;31:95-107.
Comunicato stampa dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sulle nuove informazioni di sicurezza relative al farmaco Broncovaleas® (salbutamolo) con lo scopo di ridurre il rischio di sovradosaggio per esposizione accidentale.
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In data 27/10/2014, l’AIFA, in accordo con l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), ha emanato una nota informativa in merito all’aggiunta di nuove informazioni di sicurezza relative al farmaco Broncovaleas® (salbutamolo) 5 mg/ml, soluzione da nebulizzare–flacone da 15 ml, con lo scopo di ridurre il rischio di sovradosaggio per esposizione accidentale. Il salbutamolo è indicato nel trattamento dell'asma bronchiale e della broncopatia ostruttiva con componente asmatica. È un'amina simpaticomimetica appartenente alla classe degli agonisti selettivi dei recettori β-2 adrenergici, espressi a livello della muscolatura tracheo-bronchiale; questi recettori, una volta attivati, inducono un aumento dell'AMP ciclico con conseguente broncodilatazione.
Nonostante i provvedimenti già adottati sull’assunzione di Broncovaleas®, quali ad esempio, l’inserimento di una tabella di conversione posologica, espressa in milligrammi, millilitri e numero di gocce, e di una avvertenza sul rischio di sovradosaggio per errore di somministrazione, sono stati segnalati, in seguito all’assunzione, ulteriori casi di reazioni avverse gravi verificatesi nei bambini con età inferiore ai 2 anni, imputabili a errore posologico o a via di somministrazione errata. Le reazioni avverse inserite nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF), principalmente tremori e tachicardia, sono state gravi e hanno richiesto l’ospedalizzazione. Tutti i casi segnalati hanno avuto come esito la risoluzione della sintomatologia dopo la sospensione del trattamento.
A tal proposito, si sono rese necessarie nuove modifiche al Riassunto Caratteristiche del Prodotto (RCP) riguardanti le indicazioni terapeutiche, in cui è stato specificato che Broncovaleas® è indicato nel trattamento del broncospasmo nei pazienti con età superiore ai 2 anni affetti da patologie ostruttive reversibili delle vie aeree e attacchi acuti di broncospasmo.
Anche la posologia e le modalità di somministrazione sono state modificate allo scopo di minimizzare il rischio di errore; in particolare, saranno aggiornate le informazioni relative al dosaggio, espresso in milligrammi, millilitri e numero di gocce in rapporto al peso corporeo, da utilizzare nei bambini dai 2 ai 12 anni di età. La dose non dovrà mai eccedere i 2,5 mg per nebulizzazione, per un totale di 3 o 4 volte al giorno.
Si ritiene, pertanto, necessario richiamare l’attenzione soprattutto dei medici sulle nuove raccomandazioni relative alle modalità di prescrizione, al dosaggio e alla via di somministrazione.
Come si evince da un recente studio condotto in Europa sull’insorgenza di reazioni avverse dal 2007 al 2011, in seguito all’utilizzo di tale farmaco nei bambini con età superiore a 1 anno affetti da patologie asmatiche, le principali reazioni avverse riportate erano disturbi psichiatrici nel 13% dei casi, disturbi respiratori nel 10%, disturbi cutanei e sottocutanei nel 9% e tachicardia. La maggior parte di tali reazioni è risultata grave e in alcuni casi fatale, sottolineando l’importanza di rispettare le limitazioni di età.
Siti di riferimento:
http://www.agenziafarmaco.gov.it/
Bibliografia
Aagaard L, Hansen EH. Paediatric adverse drug reactions following use of asthma medications in Europe from 2007 to 2011. Int J Clin Pharm. 2014.
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