Dimostrati gli effetti antitrombotici di nebivololo e carvedilolo.

Da un recente studio in vivo, pubblicato su Pharmacological Reports Journal-Elsevier, emerge l’effetto antitrombotico di nebivololo e carvedilolo, beta bloccanti di terza generazione.

Relativamente al loro profilo farmacodinamico, il nebivololo mostra selettività per il recettore β1, il carvedilolo, non selettivo, per i recettori β1/β2 e α 1.

I beta bloccanti trovano impiego nel trattamento dell’angina, dell’infarto acuto e del post-infarto, dell’insufficienza cardiaca in associazione agli ACE-inibitori, delle tachicardie atriali focali e parossistiche sopraventricolari; inoltre, è dimostrato un beneficio nella prevenzione della morte cardiaca improvvisa.Si può affermare che i beta-bloccanti presentano chiara indicazione nel trattamento delle patologie cardiache, ma tutt’oggi sono necessari ulteriori studi per approfondire la conoscenza degli effetti in relazione alla loro selettività.

È noto come il nebivololo induca vasodilatazione periferica mediante rilascio di ossido nitrico. Poco si sa circa la capacità di modulare l’attività dell’endotelio mediante la prostaglandina PGI2 [1].

Il meccanismo antitrombotico di nebivololo e carvedilolo, è stato dimostrato in vivo, secondo un modello sperimentale che prevedeva la formazione di trombi in condizioni di circolazione extracorporea; nebivololo e carvedilolo hanno dimostrato di possedere attività antitrombotica dose-dipendente per attivazione dei recettori β2, inibita da indometacina, rofecoxib e nitro-arginina metil estere (L-NAME), somministrati 15 minuti prima del beta bloccante.

Al contrario, l’attività vasodilatante dei farmaci è indipendente dai recettori beta, ma dovuta alla modulazione delle attività NO-dipendenti [2].

I risultati dello studio sono in linea con le più recenti osservazioni che il nebivololo e il carvedilolo determinano vasodilatazione coronarica mediante l’attivazione della via dell’NO mediata dalla stimolazione del metabolismo dell’inositolo. L’effetto è dose dipendente e correlato alle proprietà fisico-chimiche dei due bloccanti adrenergici, in particolare alla loro lipofilia che ne favorirebbe l’accumulo in endotelio [3].

Gli effetti benefici di nebivololo e carvedilolo sulla funzione endoteliale sono stati ampiamente dimostrati in numerose patologie come l’ipertensione arteriosa [4], la cardiomiopatia dilatativa, la sindrome X cardiaca [5], il diabete mellito di tipo 2 [6] e la disfunzione endoteliale indotta dal fumo di sigaretta. Nessun altro farmaco appartenente alla stessa classe ha mostrato di possedere le stesse attività.

In conclusione, nebivololo e carvedilolo, nonostante il loro distinto profilo di blocco adrenergico, condividono non solo l’attività vasodilatatrice NO-dipendente, ma anche l’attività antitrombotica PGI2 dipendente che può rivelarsi utile per il trattamento delle malattie cardiovascolari.


Bibliografia:

[1] Gryglewski RJ, Chłopicki S, Uracz W, Marcinkiewicz E. Significance of endothelial prostacyclin and nitric oxide in peripheral and pulmonary circulation. Med Sci Monit 2001;7:1–16.

[2] Kozlovski VI,Lomnicka M,Bartus M,Sternak M,Chlopicki S.Anti-thrombotic effects of nebivolol and carvedilol: Involvement of β2 receptors and COX-2/PGI2 pathways.Pharmacol Rep.2015 Oct; 67(5):1041-7. Epub 2015 Mar 31.

[3] Garland CJ, Hiley CR, Dora KA. EDHF: spreading the influence of the endothelium. Br J Pharmacol 2011; 164:839–52.

[4] Pasini AF, Garbin U, Stranieri C, Boccioletti V, Mozzini C, Manfro S, et al. Nebivolol treatment reduces serum levels of asymmetric dimethylarginine and improves endothelial dysfunction in essential hypertensive patients. Am J Hypertens 2008; 21:1251–7.

[5] Kayaalti F, Kalay N, Basar E, Mavili E, Duran M, Ozdogru I, et al. Effects of nebivolol therapy on endothelial functions in cardiac syndrome X. Heart Vessels 2010; 25:92–6.

[6] Bank AJ, Kelly AS, Thelen AM, Kaiser DR, Gonzalez-Campoy JM. Effects of carvedilol versus metoprolol on endothelial function and oxidative stress in patients with type 2 diabetes mellitus. Am J Hypertens 2007; 20:777–83.

   

  

cerca